Pubblicazioni

16
Ott

Gratuito patrocinio: quando una falsa dichiarazione può costare una condanna

L’istituto del gratuito patrocinio, ben noto ormai ai fruitori dello stesso, è stato introdotto già da parecchi anni (2002) ed ha permesso a gran parte della popolazione senza un reddito elevato di avvalersi di un legale iscritto agli albi dei patrocinatori a spese dello Stato e non spendere nulla in ordine a spese legali, spese del processo e principalmente in ordine al compenso dell’avvocato.

Per ottenere l’ammissione al gratuito patrocinio in relazione ad un procedimento pendente è necessario effettuare una dichiarazione, molto spesso tramite il proprio difensore, in cui si autodichiari il reddito personale e del proprio nucleo familiare relativo all’ultimo anno di imposta non superiore al limite indicato dal D.P.R. 115/2002.

Ciò che è importante sapere che la dichiarazione è effettuata sotto la propria responsabilità, anche penale, delle cifre indicate.

A tal fine, è importante sapere che l’art. 95 del D.P.R. 115/2002 punisce colui che commette falsità o omissioni nella dichiarazione sostitutiva di certificazione con una pena da uno a cinque anni e con la multa da € 309,87 a € 1.549,37, la pena è aumentata se dal fatto consegue l’ottenimento dell’ammissione al gratuito patrocinio, la condanna comporta conseguentemente la revoca del beneficio ed il recupero a carico del responsabile delle somme corrisposte allo Stato.

La giurisprudenza sancisce che il reato è punito a titolo di dolo generico, ciò significa che il soggetto deve essere personalmente consapevole di voler indicare un dato falso nella dichiarazione, mentre invece è esclusa la responsabilità quando il soggetto abbia agito con negligenza o imprudenza.

Per questi motivi,  la Cassazione è ferma nel rilevare che il Giudicante dovrà appurare la sussistenza del dolo generico da parte dell’autore del reato in quanto non può bastare la mera constatazione dell’esistenza della falsità.

Altra elemento utile per la difesa è capire se il soggetto sia caduto in errore, non tanto sulla norma penale (in questo caso la legge non ammette errori), ma più che altro su una norma extra penale, le quali consistono in quelle disposizioni destinate fin dall’origine a regolare rapporti giuridici di natura non penale, e che non siano richiamate, neppure implicitamente dalla norma penale.

In tal caso il soggetto andrebbe infatti assolto, seguendo il precetto dell’art. 47 c.p. comma 3 che stabilisce “l’errore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilità, quando ha cagionato un errore sul fatto che costituisce reato”.

26
Set

Furto di gas, come essere scagionati?

Il mancato pagamento delle bollette del gas potrebbe indurre la Società fornitrice del gas ad interrompere l’erogazione del servizio sul contatore intestato all’utente interessato.

In detto caso, la società fornitrice, una volta che non vengono pagati gli arretrati ed il cliente diventa particolarmente moroso, decide di inviare i propri tecnici per intervenire sul contatore e mettere un sigillo che interrompe l’erogazione del gas presso l’abitazione.

Cosa accade se però l’utente o chi per lui rompe il sigillo? Sicuramente si potrà ricominciare ad usufruire della fornitura del gas, ma dall’altra parte si starebbe anche commettendo un reato.

Ed invero, in maniera presuntiva è da considerarsi reo l’intestatario della fornitura in quanto se non ha compiuto il fatto, comunque poteva avere l’accortezza di impedirlo.

L’art. 624 c.p. inchioda, tra gli altri, proprio i ladri di gas punendo, al comma 2, colui che sottrae “ogni altra energia che abbia un valore economico”.

Ciò significa che il colpevole di tale furto oltre a rischiare una condanna da sei mesi a tre anni corre il rischio di beccarsi una pena aggravata dall’art. 625 c.p. per aver utilizzato violenza sulle cose (il fatto di aver rotto il sigillo del gas) di cui al n. 2 del predetto articolo e per averlo commesso su cose esistenti su cose pubbliche di cui al n. 7 sempre dell’art. 625 c.p. (essendo il contatore appartenente alla società) o esposte alla pubblica fede (cioè esposte in pubblico).

Appare evidente che la società del gas, una volta rilevata l’anomalia su un contatore “chiuso”, farebbe una verifica in loco e, constatando la rottura del sigillo, invierebbe, insieme alla relazione di servizio del tecnico, l’informativa di reato in Procura.

Come difendersi in tali casi?

Come per il furto di energia elettrica, una delle strategie difensive è il rilevamento dello stato di necessità: si pensi alla famiglia in condizioni economiche particolarmente precarie che necessita, durante l’inverno, di azionare i riscaldamenti per evitare di morire di freddo.

In altre parole lo stato di necessità scrimina il reo dal reato tutte le volte che lo stesso sia stato costretto a compiere il crimine per salvare sé stesso o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato né altrimenti evitabile.

Qualsiasi altra strategia difensiva va adottata valutando il caso concreto considerando, ad esempio, anche vie alternative per evitare il procedimento giudiziario ed una possibile condanna penale.

5
Set

Diffamazione a mezzo internet, quando si configura?

Per diffamazione si intende quell’offesa recata con l’intenzione di ledere l’altrui persona davanti a più persone in assenza della persona offesa.

In altre parole la persona interessata dall’offesa in quel frangente non deve avere la possibilità di difendersi, poichè non presente, e l’utilizzo delle parole deve avere quella idoneità a ledere l’onore e la reputazione dello stesso.

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18
Lug

L’esibizione della fotocopia del pass invalidi per il parcheggio configura reato

Esibire la fotocopia del pass invalidi apponendola sul cruscotto della propria auto costituisce un delitto contro la fede pubblica ed, in particolare, il falso materiale commesso dal privato in autorizzazioni amministrative.

L’art. 477 letto in concomitanza all’art. 482 c.p. (in quanto si tratta di delitto commesso da un privato) punisce colui che “contraffà o altera certificati o autorizzazioni amministrative, ovvero, mediante contraffazione o alterazione, fa apparire adempiute le condizioni richieste per la loro validità” con la reclusione da sei mesi a tre anni.

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