Pubblicazioni

15
Mag

L’oblazione, una via di fuga facile per l’estinzione del reato

Quante volte si è sentito parlare di oblazione? Che cosa è? Tale istituto cosa permette? Ecco alcune osservazioni su tale “scappatoia” che in alcuni casi può essere utile per cancellare a tutti gli effetti la commissione del reato.

E’ opportuno sin da subito precisare che l’oblazione sì estingue il reato, ma solo nei casi in cui vi sia la commissione di una contravvenzione.

Innanzitutto, quali reati sono catalogati come contravvenzione? Sono sicuramente tali quelli previsti dall’art 650 c.p. in poi (fino alla fine del codice penale) e tutti quelli espressamente richiamati dalle leggi speciali. 

Fanno parte di quei reati di minor gravità sociale con pene decisamente minori rispetto ai delitti. Per questo motivo, il legislatore, al fine di diminuire il numero di cause pendenti in giudizio, decise di introdurre l’istituto dell’oblazione per permettere alla giustizia di non perdere tempo con le cause minori e all’imputato di evitare una possibile condanna ed una iscrizione al casellario giudiziale (o anche conosciuta come fedina penale) tramite il pagamento di una somma in denaro. 

In tal senso, per tutte le contravvenzioni per cui è prevista la sola pena dell’ammenda, se l’imputato o il suo difensore avanzano richiesta di oblazione il giudice sarà tenuto a disporre l’estinzione del reato nel momento in cui l’imputato paghi 1/3 del massimo della pena stabilito dal reato commesso.

Attenzione però, alcuni reati puniti con la sola pena dell’ammenda sono stati depenalizzati e trasformati in meri illeciti amministrativi, ciò significa che non può più essere contestato un reato che sia stato oggetto della depenalizzazione, di cui ai d. lgs. n. 7 e 8 del 2016. Non sono stati depenalizzati, invece, alcune contravvenzioni, punite con la sola pena dell’ammenda, riguardanti particolari materie (edilizia, ambiente, ecc.). 

Per i reati in cui è prevista la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda, in tal caso l’oblazione è rimasta, ma non è automatica.

Ed infatti, qualora l’imputato o il suo difensore lo richiedano, il giudice può valutare la concessione dell’oblazione e potrà disporre l’estinzione del reato nel momento in cui l’imputato abbia pagato la metà del massimo della pena pecuniaria dell’ammenda prevista per il reato contestato.

Pertanto, i reati contravvenzionali sono soggetti all’oblazione, ma non tutti.

Per riassumere, quali sono i benefici per l’imputato? Principalmente, una volta ammessi all’oblazione, quella di chiudere immediatamente il procedimento con una sentenza di proscioglimento e, quindi, non avere iscrizioni sul casellario giudiziale!

Alcuni esempi di reati soggetti ad oblazione: disturbo della quiete pubblica  (art. 659 c.p. arresto o ammenda); molestie (art. 660 c.p. arresto o ammenda); incauto acquisto (art. 712 c.p. arresto o ammenda), ecc.

Per ogni info, contattate il numero indicato in pagina!

6
Mag

Furto di bestiame, cosa configura?

L’abigeato, o anche chiamato “furto di bestiame”, prende il nome da derivazione molto antica (si pensi che ad introdurre tale reato furono gli antichi Romani per distinguere questa forma di delitto da altre tipologie di furto).

Nell’antichità si dava una particolare forma di protezione al furto di bestiame poiché, essendo una dei principali fattori di produzione, nonché di lavoro e conseguente ricchezza, doveva essere punito severamente.

Tralasciando quanto previsto dagli antichi Romani per quanto riguarda la definizione e il tipo di pena applicata, pare opportuno soffermarsi oggi sul modo in cui questo reato è stato dapprima impiantato nel nostro codice con un articolo autonomo e “ora” (già da un po’ di tempo ormai ) è una fattispecie aggravata del semplice delitto di furto.

Inserito inizialmente all’art. 404 c.p., si configurava nel caso di furto di “bestiame in gregge o su bestiame grosso, ancorché non raccolto in gregge, al pascolo o nell’aperta campagna, ovvero nelle stalle o in recinti che non costituiscano immediate appartenenze di casa abitata“. Le ragioni della punizione del reo erano dovute a motivi di produzione, lavoro e industria che conseguentemente comportavano per la persona che le subiva un notevole danno economico.

La pena per questo tipo di furto era di una certa gravità durante il periodo Romani e Medievale.

Il nostro codice penale Rocco, in realtà, ha mitigato in parte le dure pene previste ai tempi dei Romani e del Medioevo, prevedendo una pena da uno a sei anni.

L’applicazione di detto reato, per motivi legati all’importanza dell’attività derivante dal bestiame, fu particolarmente sollevato in Sardegna, in Sicilia ed in gran parte dell’Italia meridionale.

In particolar modo, soprattutto nel dopoguerra, dette regioni si imposero dei decreti e dei regolamenti interni volti proprio alla prevenzione e la repressione di detta fattispecie di reato.

In seguito, a seguito di una serie modifiche sostanziali del nostro codice, la fattispecie di abigeato è stata trasfusa nell’articolo 625 prevedendo non più un delitto autonomo, ma solo una fattispecie aggravante del “classico” furto.

Al contempo la pena è comunque aumentata, partendo da una base minima di due anni (inizialmente la pena minima era di un anno) alla pena massima di sei.

Ed invero, al n. 8 del predetto articolo si configura furto aggravato “se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria”.

In buona sostanza, si configura “furto di bestiame” e quindi, abigeato, sia se la sottrazione avviene su capi di bestiame che fanno parte di un gregge sia nel caso in cui non ne fanno parte e siano animali sottratti in maniera “sfusa” tra bovini o equini.

19
Apr

Commercio elettronico e ricettazione, quando l’acquisto sospetto può rivelarsi sbagliato

L’acquisto di un oggetto di qualsiasi natura al di fuori del contesto convenzionale, cioè all’interno di un negozio, di un centro commerciale o di un supermercato non può mai essere sicuramente perseguibile.

Il bene, infatti, verrebbe venduto al valore effettivo commerciale che si trova sul mercato e l’acquisto verrebbe quindi garantito dal circuito percorso dall’oggetto che dalla casa di produzione è stato poi distribuito nei negozi convenzionati.

Con l’avvento delle nuove tecnologie e la velocità di internet molto nel mondo del commercio è già cambiato e continua ad evolversi, i “vecchi” negozianti” devono attualmente “sapersi reinventare” nell’era dell’acquisto on line.

Ad ogni modo, è opportuno specificare che l’acquisto on line non è sicuro come l’acquisto effettuato in negozio. Infatti, ad eccezione dei siti internet convenzionati dove è possibile effettuare degli acquisti sicuri, le insidie che si nascondono dietro altri siti internet “meno convenzionati” sono sempre dietro l’angolo.

Nell’ambito del commercio elettronico, dove difetta il contatto tra le parti è più difficile il controllo preventivo da parte del cliente, il quale dovrà basarsi sulla sua buona fede della proposta telematica.

Ebbene, in tali casi, il buon senso e un approfondita ricerca sul valore del mercato del bene che si intende acquistare può salvare da conseguenze peggiori.

Il motivo per cui, un venditore decide di immettere nel mercato on line un determinato bene ad un valore di mercato molto basso può essere “presumibilmente” sintomo di un bene rubato. Questa regola, in realtà, non dovrebbe essere nuova per gli acquirenti poiché, prima dell’era di internet, gli acquisti c.d. sospetti potevano essere effettuati (e possono anche oggi in quanto esistenti) presso i venditori ambulanti che vendono oggetti a miglior mercato (e di qualità spesso scadente) rispetto al negozio.

In tale fattispecie, in mezzo a tanti oggetti inutili e di nessun valore, poteva succedere che il venditore ambulante fosse in possesso di un bene, di gran valore, di cui si voleva disfare il prima possibile vendendolo ad un buon prezzo, nettamente inferiore a quello di mercato.

Il possibile buon affare presso l’ambulante deve necessariamente indurre al sospetto sulla provenienza del bene.

Tale regola dovrà “obbligatoriamente” applicarsi nel commercio elettronico tutte le volte che ci si imbatte su un oggetto come un telefonino che il venditore vuole vendere ad un prezzo molto più basso rispetto al suo valore.

Sul punto, è opportuno sapere che l’acquisto di un oggetto rubato, su internet o per strada, configura il caso di ricettazione poiché si immette e si acquista sul mercato un oggetto provento di furto già oggetto di denuncia, molto spesso, già sporta presso l’autorità.

La ricettazione, prevista dall’art. 648 c.p., prevede infatti che “chi, al fine di procurare a sé o altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da cinquecentosedici euro a diecimilatrecentoventinove euro. La pena è aumentata quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da delitti di rapina aggravata ai sensi dell’articolo 628, terzo comma, di estorsione aggravata ai sensi dell’articolo 629, secondo comma, ovvero di furto aggravato ai sensi dell’articolo 625, primo comma, n. 7-bis. “

20
Mar

Furto di energia elettrica? Novità interessanti da sapere…

Riprendendo integralmente quanto già scritto nell’articolo del 28 novembre 2017 all’indirizzo http://www.avvgabrieleleone.it/2017/11/28/furto-di-energia-elettrica-come-si-puo-essere-scagionati/ a cui si rimanda, occorre dare degli ulteriori approfondimenti per coloro che si dovessero trovare nella sfortunata situazione di un contatore manomesso.

Come già molti hanno appreso, negli ultimi tempi l’Enel sta effettuando il cambio dei contatori vecchi per sostituirli con quelli di ultima generazione.

La prassi è avvisare gli utenti dello stabile di ogni condominio o di ogni casa con un foglio attaccato al portone dello/a stesso/a che “giorno X si procederà al cambio del contatore e che non è necessario la presenza dell’intestatario della fornitura”.

Ebbene, pur non essendo presenti, i tecnici dell’Enel, a vostra insaputa, al momento dell’accesso alla zona dei contatori procederanno anche ad una prima verifica della lettura dei consumi. In altre parole, con uno strumento a loro in dotazione, effettueranno un’interrogazione tecnica al vostro contatore per capire se la lettura dei consumi sia regolare.

Nel caso in cui risulti un’anomalia nella lettura, procederanno ugualmente alla sostituzione e, solo successivamente, invieranno una missiva per dare la possibilità all’intestatario della fornitura di presenziare e farlo partecipare (in quanto la comunicazione è obbligatoria per legge) alla verifica sul contatore sostituito.

In tale sede, verificheranno l’effettiva presenza di una manomissione, ma anche se la stessa incide e quanto sui consumi pregressi. Pertanto, evidenziato il momento di picco in negativo da cui l’Enel farà partire il momento di possibile manomissione verrà effettuato un calcolo matematico di quanto effettivamente l’utente ha evaso.

In casi come questi sarà (obbligatoriamente) necessaria l’assistenza di un legale.

Cose da sapere ed utili per situazioni di questo tipo: avere beneficiato di un contatore manomesso non significa che l’intestatario della fornitura è responsabile del fatto commesso.

Ed invero, vi sono “scappatoie” per poterlo dimostrare, sia per la richiesta del recupero del credito a cui l’Enel o chi per lei vorrà richiedere, sia principalmente dal punto di vista penale per evitare una possibile condanna.

Appare assolutamente logico che non esiste una strategia difensiva uguale per tutti, ma occorre valutare caso per caso come muoversi per tutelare al meglio i propri diritti.

Per maggiori informazioni contattate lo studio legale per una consulenza gratuita in merito!