Storica sentenza della Corte di Cassazione che ha finalmente “etichettato” la richiesta di denaro da parte del parcheggiatore abusivo come tentata estorsione.

La vicenda trae spunto da quanto avvenuto all’aeroporto di Catania: una donna parcheggia regolarmente la macchina in sosta e di fronte al rifiuto opposto dalla stessa per la richiesta di denaro formulata dal parcheggiatore abusivo riceve l’ultimatum di dover pagare o di spostare il veicolo per permettere il parcheggio di un altro automobilista pronto a pagarlo.

La coraggiosa donna, disposta a rischiare una possibile ritorsione, porta avanti la vicenda e denuncia l’uomo per tentata estorsione. I giudici di primo grado accolgono la tesi dell’automobilista, la Corte d’Appello, invece, riqualifica il fatto in violenza privata perché il parcheggiatore abusivo ha posto in essere la condotta senza alcun profitto.

Il Procuratore non ci sta e provvede subito a impugnare la sentenza di secondo grado in quanto l’atteggiamento tenuto da parte del parcheggiatore abusivo non può che qualificarsi come una condotta volta ad ottenere un profitto ingiusto dietro minaccia.

La Corte di Cassazione dà ragione alla Procura ed emette la sentenza che inchioda l’improbabile estorsore ribadendo che è “estorsione pretendere, con violenza o minaccia, il pagamento di un compenso per l’attività di parcheggiatore abusivo», e ciò perché «ove alla richiesta del pagamento di somme si accompagni anche la rappresentazione di un male futuro alle cose od alla persona, la pretesa è illegittima, trattandosi di posteggiatore non autorizzato, ma anche portata con gli illeciti mezzi della violenza e della minaccia”.

Ed infatti, la richiesta dell’uomo era volta ad ottenere un profitto ingiusto causato dalla minaccia di commettere un male sul veicolo della donna che aveva correttamente “sorvolato” sulla richiesta dello stesso. Pertanto, la conseguenza è che si configura tentata estorsione in quanto l’ingiusto profitto non è stato portato a compimento.

Rigettata la visione dei Giudici d’Appello per la violenza privata in virtù del fatto che l’uomo era dedito all’attività di parcheggiatore abusivo all’aeroporto di Catania con il fine di lucrare illecitamente con somme a lui non dovute da parte dei poveri automobilisti e la richiesta di denaro accompagnata da minaccia non può che configurare il reato previsto all’art. 629 c.p. nella sua forma tentata.

Adesso la palla ritorna ai Giudici d’Appello che dovranno ritornare sulla questione e decidere sulla condanna da applicare al parcheggiatore abusivo.

L’importanza di questa pronuncia è evidente. Il fenomeno del parcheggiatore abusivo, così diffuso in Sicilia ed in generale nel sud Italia, comincia a subire i primi colpi da parte della giustizia italiana.

Troppo poco finora è stato fatto dal punto di vista legislativo e delle mere sanzioni amministrative applicate contro l’esercizio illecito di tale lavoro non sono altro che un leggero deterrente alla lotta contro il fenomeno.

In attesa, quindi, di un intervento da parte del legislatore si auspica che questa sentenza della Suprema Corte possa essere un apripista contro i “me lo offri un caffè?”

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