Il codice rosso è legge. Il Senato della Repubblica approva con 197 sì e 47 astenuti la legge che prevede sostanziali novità contro la violenza sulle donne, inasprisce le pene di alcuni reati e ne introduce di nuovi.

Andiamo a vedere di cosa si tratta:

Innanzitutto le novità dal punto di vista procedurale: indagini più celeri e comunicazione notizia di reato lampo.

Infatti, nel caso in cui la Polizia Giudiziaria venga a conoscenza di un reato che preveda una violenza espletata nei confronti di una donna, artt. 572 (maltrattamenti), 609-bis (violenza sessuale), 609-ter (circostanze aggravanti), 609-quater (atti sessuali con minorenne), 609-quinquies (corruzione di minorenne), 609-octies (violenza sessuale di gruppo), 612-bis (stalking), 612-ter (diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti), 582 (lesioni) e 583-quinquies (deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti del viso) c.p. nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1 e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, sempre c.p., in tutti questi casi dovrà effettuare la comunicazione di notizia di reato immediatamente anche in forma orale.

Altra novità è l’escussione della persona offesa entro tre giorni dalla comunicazione della notizia di reato (sempre per gli stessi articoli).

La volontà legislativa, dal punto di vista procedurale, è di velocizzare e compiere nel minor tempo possibile le indagini preliminari (di regola 6 mesi prorogabili fino a 18 mesi) per cercare di arrivare il prima possibile al processo ed evitare che il colpevole rimanga impunito.

Tale previsione, seppur di nobile auspicio, comprometterebbe (a parere personale) le condizioni psico-fisiche della persona offesa che si troverebbe, a distanza di pochi giorni dalla violenza subita e quindi in condizioni psicologiche ancora molto instabili, a dover esporre al pubblico ministero quanto subito dal colpevole.

Dal punto di vista sostanziale, il legislatore è voluto intervenire inasprendo le pene dei reati già presenti nella sfera penale: art. 572 c.p. (maltrattamenti), la pena minima passa a tre anni (prima era due), e la pena massima a sette (prima era sei), la pena è aumentata se è commesso il fatto in presenza di minore, di donna in stato di gravidanza, di persona con disabilità o se è commesso con armi, il minore di anni diciotto, se assiste, è considerata persona offesa dal reato; art. 612 bis c.p. (stalking), la pena passa ad un anno (la minima, prima era sei mesi) a sei anni e sei mesi (la massima, prima erano cinque anni), art. 609-bis c.p. (violenza sessuale), la pena è aumentata, adesso sono da sei a dodici anni (prima era da cinque a dieci), art. 609 ter c.p. la pena ora è aumentata di un terzo se riguarda i fatti previsti dal predetto articolo in relazione all’art. 609 bis c.p.; infine aumenti sono stati previsti anche per gli artt. 609 quater c.p. e 609 octies c.p.

La speranza per l’inasprimento delle pene previste ai predetti articoli, già alte secondo il vecchio schema legislativo, è di indurre il possibile reo ad astenersi dal compiere le condotte incriminate.

Sarà effettivamente così?

Il legislatore ha, infine, introdotto altre fattispecie di reato: l’art. 387 bis c.p., che consiste nella punizione di colui che violi il provvedimento che applica la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e dal divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa con la pena da sei mesi a tre anni; l’art. 558 bis c.p., che consiste nella punizione di colui che costringe con minaccia e violenza una persona a contrarre matrimonio con la pena da uno a cinque anni, la pena aumenta se la persona è di anni diciotto o di anni quattordici; l’articolo 612 ter c.p., che consiste nella introduzione del reato di Revenge Porn, ovvero quella condotta che riguarda la diffusione, dopo averle sottratte senza il consenso della persona offesa, di immagini o video sessualmente espliciti e viene punito con la pena da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a 15.000, le pene sono aumentate se sono commessi dal coniuge anche separato o da colui che è stato legato da relazione affettiva; l’art. 583 quinquies c.p., consiste nella punizione di colui che cagioni una lesione personale provocando la deformazione e lo sfregio permanente del viso ed è punito con la pena da otto a quattordici anni.

Il provvedimento analizzato, secondo il parere personale, presenta delle lacune: innanzitutto non è stato introdotto alcun tipo di finanziamento per la prevenzione di tali tipo di reati, il legislatore si vuole basare sulle forze già esistenti, suscitando con questo la polemica delle associazioni contro la violenza sulle donne; la questione, già trattata, dell’escussione della persona offesa dopo tre giorni è assolutamente impensabile; interessante è l’introduzione del reato della costrizione del matrimonio, della lesione personale con deformazione o sfregio del viso e principalmente del Revenge Porn, la domanda però su quest’ultimo reato è la seguente, in che modo le forze di polizia possono effettivamente prevenire la diffusione di materiale pornografico, atteso che la virale potenza dei social network e di whatsapp agisce incontrastata senza alcun filtro?

Riuscire, infatti, a prevenire la diffusione di video o foto sessualmente esplicite è, allo stato attuale, praticamente impossibile. In pratica si dovrebbe andare a recuperare a ritroso, oltre coloro che hanno ricevuto il materiale “amatoriale” pornografico, la fonte della diffusione.

Come cercare un ago in un pagliaio.

Importante novità legislativa è quella che riguarda l’articolo 583 quinquies c.p., in tal sede era opportuno fare fronte ai vari casi, a livello mediatico già ampiamente famosi, di violenza consistente nel causare uno sfregio o una deformazione alla donna.

L’introduzione di tale articolo diventa fondamentale per colmare quel vuoto normativo che ha causato sin troppi danni alle povere vittime.

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