Commercio elettronico e ricettazione, quando l’acquisto sospetto può rivelarsi sbagliato

L’acquisto di un oggetto di qualsiasi natura al di fuori del contesto convenzionale, cioè all’interno di un negozio, di un centro commerciale o di un supermercato non può mai essere sicuramente perseguibile.

Il bene, infatti, verrebbe venduto al valore effettivo commerciale che si trova sul mercato e l’acquisto verrebbe quindi garantito dal circuito percorso dall’oggetto che dalla casa di produzione è stato poi distribuito nei negozi convenzionati.

Con l’avvento delle nuove tecnologie e la velocità di internet molto nel mondo del commercio è già cambiato e continua ad evolversi, i “vecchi” negozianti” devono attualmente “sapersi reinventare” nell’era dell’acquisto on line.

Ad ogni modo, è opportuno specificare che l’acquisto on line non è sicuro come l’acquisto effettuato in negozio. Infatti, ad eccezione dei siti internet convenzionati dove è possibile effettuare degli acquisti sicuri, le insidie che si nascondono dietro altri siti internet “meno convenzionati” sono sempre dietro l’angolo.

Nell’ambito del commercio elettronico, dove difetta il contatto tra le parti è più difficile il controllo preventivo da parte del cliente, il quale dovrà basarsi sulla sua buona fede della proposta telematica.

Ebbene, in tali casi, il buon senso e un approfondita ricerca sul valore del mercato del bene che si intende acquistare può salvare da conseguenze peggiori.

Il motivo per cui, un venditore decide di immettere nel mercato on line un determinato bene ad un valore di mercato molto basso può essere “presumibilmente” sintomo di un bene rubato. Questa regola, in realtà, non dovrebbe essere nuova per gli acquirenti poiché, prima dell’era di internet, gli acquisti c.d. sospetti potevano essere effettuati (e possono anche oggi in quanto esistenti) presso i venditori ambulanti che vendono oggetti a miglior mercato (e di qualità spesso scadente) rispetto al negozio.

In tale fattispecie, in mezzo a tanti oggetti inutili e di nessun valore, poteva succedere che il venditore ambulante fosse in possesso di un bene, di gran valore, di cui si voleva disfare il prima possibile vendendolo ad un buon prezzo, nettamente inferiore a quello di mercato.

Il possibile buon affare presso l’ambulante deve necessariamente indurre al sospetto sulla provenienza del bene.

Tale regola dovrà “obbligatoriamente” applicarsi nel commercio elettronico tutte le volte che ci si imbatte su un oggetto come un telefonino che il venditore vuole vendere ad un prezzo molto più basso rispetto al suo valore.

Sul punto, è opportuno sapere che l’acquisto di un oggetto rubato, su internet o per strada, configura il caso di ricettazione poiché si immette e si acquista sul mercato un oggetto provento di furto già oggetto di denuncia, molto spesso, già sporta presso l’autorità.

La ricettazione, prevista dall’art. 648 c.p., prevede infatti che “chi, al fine di procurare a sé o altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da cinquecentosedici euro a diecimilatrecentoventinove euro. La pena è aumentata quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da delitti di rapina aggravata ai sensi dell’articolo 628, terzo comma, di estorsione aggravata ai sensi dell’articolo 629, secondo comma, ovvero di furto aggravato ai sensi dell’articolo 625, primo comma, n. 7-bis. “

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