L’articolo 640 c.p. del codice penale individua gli elementi essenziali della truffa punendo colui che con artifizi e raggiri induca qualcuno in errore, procurando per sé o per altri un ingiusto profitto, ed è punito, secondo quanto stabilisce il comma 1 del predetto articolo, con la pena da sei mesi a tre anni e con la multa da 51 e 1.032 euro.

Il caso che oggi prenderemo in esame è la truffa contrattuale, ovvero un modus operandi di colui che, garantendo al cliente un’offerta vantaggiosa e dei profitti economici, fa stipulare un contratto che causerà a lui un ingiusto guadagno ed all’altro un danno economico.

Gli elementi desumibili dalla condotta di truffa contrattuale sono sicuramente tre: gli artifizi, i raggiri e il danno economico con conseguente illecito profitto.

Il primo elemento consiste nella c.d. “messa in scena”, ovvero la manipolazione della realtà, diretta a far ritenere sussistente qualcosa che non c’è.

Il secondo elemento si realizza nell’aggressione dell’altrui psiche, tramite un’attività menzognera ed ingegnosa volta a indurre in errore l’altra persona.

Questi due, primi, elementi sono molte volte alternativi tra di loro, nel senso che per realizzare una truffa è necessario anche la semplice volontà mendace proprio dell’agente volta a falsare la realtà, una consapevole alterazione del vero che potrebbe volgere ad indurre in errore l’altrui persona.

Per questi motivi, anche nel caso in cui non venga realizzata la condotta di errore, poiché intuita dal soggetto debole della contrattazione, potrà ugualmente configurarsi la truffa contrattuale nella forma tentata.

Sul punto, occorre rilevare che l’attività posta in essere dal truffatore deve avere una carica volitiva di mendacia e menzognera tale da non lasciare spazio al soggetto passivo di alcuna possibilità di scelta nella propria rappresentazione della volontà.

Gran parte degli studiosi del diritto si sono interrogati sulla possibilità che la truffa contrattuale, che normalmente si configura tramite una condotta attiva (dolo) consistente nella rappresentazione del soggetto agente di una realtà inesistente configurando l’errore nell’altrui persona, possa profilarsi anche nel caso del silenzio malizioso (l’omissione) serbato dall’agente nel tacere alcune condizioni contrattuali svantaggiose per l’altrui persona.

Ebbene, in base a regole di buona condotta, il soggetto che si aspetta delle informazioni o clausole inerenti la stipulazione di un contratto risultanti decisive nella formazione della sua volontà che non vengono riferite dall’altra parte verrà inevitabilmente indotto in errore nella stipulazione del contratto e, quindi, persona offesa del reato subito.

D’altronde, proprio nella compravendita anche il codice civile tutela, ex art. 1490 c.c., il cliente dai vizi della cosa venduta, facendo rientrare proprio gli illeciti derivanti da un’azione attiva o passiva del soggetto agente.

In ultimo, altro elemento intrinseco della condotta di truffa è l’ingiusto profitto derivante dalla diminuzione patrimoniale di colui che l’ha subita.

Ed invero, detta condotta si realizza nel momento in cui il soggetto passivo effettua un atto dispositivo sul proprio patrimonio nell’errata convinzione che ciò possa produrre dei vantaggi economici, in realtà falsamente rappresentati dall’altra parte.

In casi del genere, è opportuno immediatamente contattare un legale per denunciare quanto accaduto.

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