“Te la farò pagare”, “se ti prendo ti concio per la feste”, “uno di questi giorni ti ammazzo”.

Queste sono alcune delle frasi che spesso sono state portate all’attenzione nel caso di minaccia, che si attua, secondo quanto stabilisce l’art. 612 c.p., quando qualcuno “minaccia ad altri un danno ingiusto” ed è punito , in caso di minaccia semplice, con la multa fino ad euro 1.032,00. Nel caso di minaccia grave, la pena è della reclusione fino ad un anno.

Ma quando la frase può essere effettivamente considerata minacciosa?

Le fonti del diritto penale e la giurisprudenza consolidata stabiliscono che la minaccia è tale quando effettivamente provoca uno stato di sgomento e paura nei confronti di chi la riceve, il quale si aspetta che l’azione prospettata dal suo interlocutore sia portata a compimento.

Altro elemento importante nella condotta è ciò che avvenuto nel pregresso rapporto tra i due soggetti, in altre parole la frase minacciosa è di più ampia portata se tra le due parti già in passato ci sono stati dei contatti spiacevoli e non corra “buon sangue”.

Si pensi, ad esempio, al classico rapporto di difficile vicinato in cui il condomino debole sia costantemente insultato e preso di mira da un altro.

Pertanto, una frase del tipo “te la farò pagare”, visti i rapporti che intercorrono tra le due parti, può avere i connotati minatori in quanto vi è il forte rischio che la frase ed il male prospettato possano essere portati a compimento.

Ai fini difensivi, è importante sottolineare che, qualora manchi lo stato di intimidazione e colui che riceve la frase minacciosa non dà peso alla stessa, il Giudice in dibattimento potrebbe considerare il fatto non rilevante e quindi privo dell’elemento fondante per la configurazione del reato.

 

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