Le incomprensioni in una coppia sposata e non, sono all’ordine del giorno.

A maggior ragione se la coppia vive sotto lo stesso tetto e condivide i vari momenti della giornata.

Orbene, fino a quando non vi sono figlio minori di mezzo ognuno è libero di decidere come condurre la propria vita coniugale o di unione di fatto secondo i propri fini.

Cosa succede se un litigio provoca la rottura della coppia ed uno dei due decida di portarsi con sè il figlio avuto con l’altro?

Il codice penale si esprime perfettamente per il caso di specie (quando, ovviamente, uno dei due si allontani dal tetto coniugale con il figlio senza la volontà dell’altro), all’art. 574 (sottrazione di persone incapaci) e all’art. 574 bis (sottrazione e trattenimento di minore all’estero).

Il caso che ci interessa oggi, è la condotta del genitore che decida di trattenere il minore al di fuori dello Stato Italiano contro la volontà dell’altro quando peraltro vi è un affidamento esclusivo nei confronti dell’altro genitore.

È punito, infatti, il soggetto che “sottrae un minore al genitore esercente la responsabilità genitoriale o al tutore, conducendolo o trattenendolo all’estero contro la volontà del medesimo genitore o tutore, impedendo in tutto o in parte l’esercizio della potestà genitoriale”.

La pena prevista è da uno a quattro anni.

La Cassazione è ferma nel ritenere che “l’abductio ed il trattenimento del minore che venga condotto e trattenuto al di fuori dello Stato, cui consegue l’impedimento dell’esercito della potestà genitoriale da parte del soggetto legittimato” è punito ai sensi dell’articolo 574 bis c.p.

Tale comportamento, infatti, non permetterebbe il libero esercizio della potestà genitoriale da parte del soggetto legittimato in forza di un provvedimento da parte del giudice civile, e pertanto sarebbe passibile di una condanna.

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