Così si è espressa la Cassazione con l’ultima pronuncia della III sezione penale n. 15757/2018.

A pagarne le spese è un fotografo che aveva ritoccato delle foto di nudo di donne ponendogli il volto di minorenni.

Il reato incriminato è il 600 ter del codice penale che sancisce delle pene molto aspre per colui che  utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico; così per colui che recluta o induce minori di anni diciotto a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici ovvero dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto.

Pene più lievi sono stabilite nel caso in cui qualcuno offre o cede, anche a titolo gratuito, materiale pornografico riguardante minorenni.

Ai fini dell’incriminazione è necessario che la rappresentazione dello spettacolo pornografico venga effettuata con qualunque mezzo e deve riguardare minori coinvolti in attività sessuali esplicite, reali o simulate.

Nel caso di specie, a niente vale il tentativo di basare le proprie doglianze sul fatto che i corpi utilizzati evidentemente non potevano appartenere alle minori, ma a delle immagini di donne adulte ritoccate con photoshop in cui venivano poste solo i volti delle minorenni, proprio perché, come ha ribadito la Suprema Corte di Cassazione,  “è indifferente per la realizzazione dell’immagine pornografica virtuale l’uso del corpo o del volto”, perché “ciò che rileva è il coinvolgimento del minore, e anche di una sua parte riconoscibile, come il volto, e il suo sfruttamento, con potenziale pericolo per il suo sviluppo psico-fisico”.

Il fotografo dovrà scontare ora una pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione.

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