Il fenomeno del mobbing, ossia quell’insieme di comportamenti vessatori e di emarginazione posti in essere dal datore di lavoro nei confronti del dipendente, non ha ancora nel codice penale una giusta collocazione in quanto non esiste un articolo ad hoc.

Come definire al meglio il mobbing? Detto comportamento, come già previamente indicato, consiste in una serie di atteggiamenti persecutori, dequalificanti, di soprusi, compiuti dal datore di lavoro o dai colleghi che tendono ad emarginare il dipendente/collega dal luogo di lavoro.

Esistono tre tipi di mobbing: il verticale (o anche chiamato bossing e quello più comune) compiuto dal datore di lavoro nei confronti del dipendente; l’orizzontale e si intende quello perpetrato da colleghi di pari livello nei confronti dell’altro, effettuato spesso per screditare l’operato altrui; mobbing dal basso, di più difficile attuazione, quando la vessazione è compiuta dal dipendente a danno del superiore.

La giurisprudenza, in assenza di un intervento legislativo, ha dovuto negli anni estendere le maglie applicative del diritto per inquadrare questa fattispecie illecita all’interno del nostro codice penale.

Ultimamente, la Suprema Corte di legittimità ha rinvenuto la ratio dell’istituto del mobbing all’interno del reato di maltrattamenti, ex art. 572 c.p.

Ai fini espositivi, ricordiamo che l’art. 572 c.p. è un delitto in realtà rientrante nel corpo dei reati familiari che recita: “chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

Ed invero, il mobbing viene inquadrato in tale fattispecie di reato tutte le volte in cui si viene a creare nel posto di lavoro quella sfera di “parafamiliarità”, caratterizzata da un continuo flusso di rapporti intensi ed abituali tra datore di lavoro e dipendente, e di fiducia riposta dal soggetto debole nei confronti di colui che riveste la posizione di supremazia.

Appare evidente che detta ipotesi si può instaurare soltanto nel caso di piccole imprese, in situazioni in cui il datore di lavoro ed il dipendente si trovino a relazionarsi continuamente e vi sia quel rapporto di stretta vicinanza come se l’impresa fosse una “famiglia allargata”.

Il mobbing, pertanto, non si può configurare nel caso di ipotesi generica di condotte illecite commesse in rapporto di subordinazione/sovraordinazione che non presenti i connotati della parafamiliarità, si pensi alle grandi imprese in cui il numero elevato dei dipendenti non consente questo rapporto di vicinanza tra datore di lavoro e dipendenti.

 

1 commento

  1. Margherita-Reply
    27 aprile 2018 at 12:21

    Per Pari Situazione e Risarcimento danno ” Morale ” economico , Vessatorie varie , e domande strettamente personali continue e ripetitorie , derisione familiare .

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