I soldi a fine mese sono insufficienti? Nessun problema per il funzionario delle poste che decide di “svuotare” il libretto postale dell’utente ed intascarsi il denaro.

Tutto ciò però configura il reato di peculato, ai sensi dell’art. 314 c.p., che sancisce la punibilità di quelle condotte per “il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro anni a dieci anni e sei mesi”.

Orbene, il funzionario delle poste rientra esattamente nella qualità di incaricato di pubblico servizio che in ragione del suo ufficio si appropria indebitamente del denaro o della cosa mobile altrui.

Ciò ultimamente è stato ulteriormente chiarito della Corte di Cassazione.

In passato, infatti, la giurisprudenza di legittimità si è interrogata sulla funzione privatistica o pubblicistica del funzionario delle poste e quindi, conseguentemente, se lo stesso sia, nei casi di specie,  responsabile della fattispecie penale più grave, peculato, o di semplice appropriazione indebita di cui all’art. 646 c.p.

Il contrasto nasceva, secondo un primo orientamento, sul presupposto che il funzionario postale sia parificabile ad un funzionario bancario (soggetto che lavora in un ente privato) e quindi non responsabile di peculato nei casi di prelevamento illecito da conti correnti e libretti postali di terzi.

Ed invero, secondo detto principio, la differenziazione della responsabilità garantirebbe quanto stabilito dall’art. 3 della costituzione.

Secondo un altro orientamento, la trasformazione di Poste Italiane oggi in società per azioni lascia integra la natura pubblicistica non solo dei servizi postali riservati, ma anche di quelli che fanno parte del c.d. “Bancoposta” (raccolta del risparmio attraverso i libretti postali e i buoni fruttiferi). Per tali ragioni, il dipendente di un ufficio postale che svolge attività contabile, riveste sicuramente la qualità di incaricato di pubblico servizio e quindi, sarebbe passibile di responsabilità più gravosa ex art. 314 c.p.

Intervenuta nuovamente la Suprema Corte sulla questione ha stabilito che elementi quali l’organizzazione dell’attività postale, raccolta e risparmio, vigilanza e controllo, nonché le peculiari normative contabili, contraddistinguono chiaramente la posizione del funzionario postale da quello bancario e, conseguentemente, la natura pubblicistica del primo.

Pertanto, l’utente che nota irregolari movimentazioni sul proprio conto corrente postale non ha che denunciare il funzionario postale o il direttore dell’ufficio per il più grave reato di peculato.

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