Gli episodi di taccheggio nei supermercati sono all’ordine del giorno.

Rubare degli alimenti, infatti, è uno dei passatempi preferiti dei giovanissimi criminali, desiderosi di provare l’ebbrezza e l’adrenalina di compiere qualcosa di illecito.

Ebbene, al di là di questi soggetti, a cui va applicato un regime sanzionatorio a sé e meno severo in virtù della minore età, essere sorpresi dagli addetti alla sicurezza o essere inchiodati dal sistema di videosorveglianza dei supermercati è da considerarsi reato ai sensi dell’art. 624 c.p.

Il furto, definito come “chiunque s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri”, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516.

Ed allora quale strategia difensiva occorre utilizzare per il caso concreto?

La giurisprudenza maggioritaria finora è alquanto severa nel valutare detta tipologia di fattispecie, anche qualora si tratta di beni di modesta entità.

Pertanto, oltre alla particolare tenuità del fatto (art. 131 bis del c.p. cui sancisce che “nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, primo comma, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale), al momento l’unica altra strategia percorribile riguarda la dimostrazione dell’assoluta indigenza del reo.

Infatti, il potenziale reo, spinto dall’immediata esigenza di alimentarsi, è costretto a compiere il crimine.

In ottica difensiva, allora, l’unico soggetto che potrebbe godere di detta strategia è il clochard.

Secondo la Cassazione, detto soggetto commetterebbe il furto di beni di modesta entità o di prima necessità per effetto di cause eccezionali derivate dalla volontà di sfamarsi ed evitare un pericolo alla propria salute.

In conclusione, quest’azione “non altimenti evitabile” non può configurare la violazione dell’art. 624 c.p. in quanto rientrerebbe nell’alveo dell’art. 54 c.p. e quindi, dello stato di necessità.

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